Belgio: i giovedì senza carne di Gand

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Vagando per il Belgio alla scoperta delle sue attrazioi>>, tra Fiandre>> e Vallonia>>, tra città d’arte e monasteri Trappisti, potrebbe capitarvi di visitare Gand, centro urbano medievale caratterizzato dai canali e da una certa vitalità notturna.

Se vi trovate a Gand di giovedì e state per mettervi a tavola per un lauto e meritato pasto, tenete a mente che la città ha aderito alla campagna in favore dell’ambiente lanciato dalle Nazioni Unite>>, che prevede la riduzione del consumo della carne a causa dell’elevato impatto degli allevamenti sugli ecosistemi: secondo la Fao, il bestiame è responsabile del 18 per cento delle emissioni globali di gas serra e l’Onu ha rinnovato gli appelli a rinunciare al consumo di carne almeno una volta ogni sette giorni.

E così il giovedì è stato individuato come giornata senza carne dalla città belga: da ieri, giovedì 14 maggio, Gand (una delle 360 “città europee per il clima”) è diventata la prima del mondo a promuovere ufficialmente una giornata settimanale senza carne. Quindi, quando vi sedete al ristorante, guardate il calendario e, nel caso, ordinate una bella insalata.

Foto | Flickr

Post | Via Travel e segnalazione di Max (Castellina in Chianti)

Diego Bongiovanni, uno chef “floreale”

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E’ cresciuto in mezzo ai fornelli, Diego Bongiovanni>>. Cuoco classe 1983 che con il suo libro “Ricette con i fiori”, promette di far rinascere la nostra cucina. Centoquarantatre ricette floreali, dall’antipasto al dolce, per portare in tavola un menù ricco di profumi, sapori e colori nuovi. Proprio come quello del suo ristorante, il Sinoira>> di Costigliole d’Asti (At). Tra le pagine, scoprirete così che il crisantemo è perfetto per le insalate e i piatti freddi. Il gelsomino sta bene con il pesce. La calendula và a nozze con la carne, mentre i petali di rosa sono l’ideale nella preparazione di torte, gelati e marmellate.

Portare i fiori in cucina, come è nata l’idea?
“In una sagra di paese. C’era uno chef che cucinava con i fiori. Lo osservavo affascinato”.

Anche la tua passione per la cucina è nata da lì?
“No, molto prima. A 5 anni ho deciso che avrei fatto il cuoco. A 14 ho iniziato a lavorare nelle cucine”.

Come si è formato il tuo palato da cuoco?
“Ho sempre avuto un buon palato,fin da bambino. Poi ho lavorato in molti ristorante della mia zona, alcuni anche stellati”.

Quale cucina ti ha più influenzato?
“Ho letto moltissimi libri sui fiori. In particolare libri scritti da monaci. Loro utilizzavano tutti i prodotti della terra dei loro monasteri”.

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Per chi ti piacerebbe cucinare?
“Per dei recensori, anche se solitamente non sono molto simpatici”.

Dicono anche che Ferran Andrià, lo chef numero uno al mondo, non sia molto simpatico.
“No, anzi. Tempo fa l’ho incontrato. Mi ha dedicato 30 minuti. Altri invece, mi hanno trattato malissimo…”.

Chi?
“Vissani per esempio”.

E della cucina all’azoto di Adrià, cosa ne pensi?
“Penso che lui sia un genio. Con il suo sifone ha cambiato la cucina mondiale”.

Prendi ispirazione da lui?
“No, no”.

I tuoi piatti sono come opere di design, qual’è il tuo segreto?
“Una volta trovato il gusto, disegno il piatto. Un mio amico e collaboratore mi aiuta poi nella costruzione. Il must è comunque la semplicità”.

Svelaci una tua ricetta con i fiori.
“Prendete un cestino di fragole belle mature. Dopo averle pulite e mondate, togliete il picciolo e tagliatele in quattro. Mettetele in un contenitore con dei petali di rose di maggio (le più profumate). Condite il tutto con una spremuta di arance o limoni e un po’ di zucchero. Servite con una pallina di gelato al fiordilatte”.

Piatto preferito da cucinare?
“Sicuramente le paste fresche, i cappellaci e i ravioli”.

Da mangiare?
“La cucina della mamma è sempre la migliore”.

E dopo i fiori in cucina, cosa “bolle in pentola”? “Un nuovo libro su come cucinare con gli avanzi, uno sulla cucina celiaca (il suo ristorante è iscritto anche all’Aic, ndr) e poi vorrei raggiungere alti livelli con la mia cucina.

Tour enogastronomico in terra ciociara, patria di Cicerone

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La pubblicità della McDonald’s>> che “offendeva” la terra ciociara in qualche maniera va spazzata via e lo facciamo rendendo merito ai prodotti straordinari che quel territorio sa offrire.

La cucina tipica di Frosinone>>, terra di Cicerone>> e della famosa “sventola” di Anagni (non di Manuela Arcuri, nata appunto nella città ciociara ma dello schiaffo morale dato a Papa Bonifacio VIII), è stata spesso offuscata dalla fama di essere prevalentemente semplice e rurale. In realtà la provincia ed il suo territorio permette di seguire un vero e proprio itinere culinario nei suoi 91 comuni.

Oltre alle classiche fettuccine al ragù o al baccalà ci sono i formaggi come le marzoline di capra ed il caciocavallo di Morolo, i tartufi di Campoli Appennino e la mozzarelle di bufala di Amaseno, oltre al croccantissimo pane di Veroli. E poi ancora il prosciutto di Guarcino, i fagioli cannellini di Atina ed i peperoni di Pontecorvo.

Tra i vini si ricorda il Cesanese del Piglio, il Cabernet di Atina, la Passerina del Frusinate ed altro ancora.

Particolarmente rinomato è il pane ciociaro, soprattutto quello verolano, realizzato ancora con i vecchi metodi tradizionali.

Infine fanno da cornice i dolci come le ciambelle ai semi di anice, gli amaretti di Guarcino, i torroncini di Alvito, la pigna, tipico dolce pasquale ed il panfrutto di Ferentino; ma solo per citarne alcuni. A Veroli un antico forno produce ancora dolci secchi come un tempo; è la “Pasticceria Lampo” di Roberto Magliocchetti, che dal 1970 rappresenta una garanzia.

A questo punto propongo un menù a scelta tutto ciociaro, da gustare assieme con acqua di Fiuggi e dell’ottimo Cesanese del Piglio.

Primo piatto: Frascatelli (polenta di farina bianca) al pomodoro e basilico e strozzapreti con lardo di maiale.

Secondo piatto: agnellone o pecora garofolata ( con chiodi di garofano) e brasato di vitellone al cesanese e porcini.

Contorni: cipolle al forno con pomodoro e patate giaccate (fritte in crosta).

Dolci: ciambelline al vino e crostata di amarene.

Buon appetito!

Post | Via A Ruota Libera

La “vecchia” New York con i negozi storici alimentari

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Dopo avervi parlato tempo addietro dei bar storici di New York, e prima ancora dei ristoranti storici, questa volta vi segnalo dei negozi legati alla storia della città!

Cominciamo, neanche a dirlo dopo aver parlato di bar e ristoranti, con un negozio di alimentari… più precisamente di stuzzichini, o antipasti, o appetizers come dicono oltreoceano: trattasi di Russ & Daughterr>>, presente dal 1914 nello storico Lower East Side, al 179 di E. Houston St>>, dove potrete sbizzarrirvi tra bagels, salmone, caviale, insalate e tanto altro ancora.

C’è poi Zabars>, anch’esso negozio di alimentari, questa volta generico. Visitando il sito potrete vedere che c’è una ampia gamma di prodotti che va dai formaggi al caffè… e sembra davvero strano definire un negozio di questo genere come “storico”, insomma di solito ci si rifà ad hotel, pub… eppure… sarà la location, al 2245 di Broadway>> nell’ Upper West Side, sarà che più di 50.000 persone visitano questo store tutte le settimane, e che sopratutto tra questi ci sono anche molti newyorchesi e non solo turisti, ma non si può negare che questo negozio faccia parte della storia di New York.

Infine il più vecchio tra i tre negozi in rassegna, Hammacher Schlemmer>>, aperto sin dal lontano 1848 al civico 147 della East 57th Street>>, a due passi da Central Park, dove si può trovare materiale per fai da te, elettronica, gadgets, e abbigliamento, con una gamma di prodotti che va da un modellino di C3PO di Guerre Stellari fino ad una canoa trasparente (!) passando per un paio di scarpe da tennis.

Foto | Flickr

Post | Via Travel

Linguine al nero di seppie di Montalbano

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“Da qualche tempo il commissario s’era adunato che Adelina, se lui era teso, turbato, nirbùso, in qualche modo l’intuiva da come lui al mattino lasciava la casa e allora gli faceva trovare piatti speciali che gli risollevavano il morale. Quel giorno Adelina era entrata in azione, sicchè Montalbano trovò in frigo il sugo di seppie, stretto nero, come piaceva a lui. C’era o no un sospetto di origano? L’adorò a lungo, prima di metterlo a scaldare, ma magari questa volta l’indagine non ebbe esito.” (Andrea Camilleri, Il cane di terracotta, pag. 143, Sellerio Editore 1996)

Ecco come Camilleri considera questa portata consigliata per il nervosismo, considerandola una cura assai valida, basta che sia stretto, cioè denso,e quindi senza liquidi in eccesso. L’origano? Io lo metto e lo consiglio anche a voi!

Ingredienti per 4 persone: 400 g di linguine, 600 g di seppie, 4 spicchi d’aglio, vino bianco, 200 g di concentrato di pomodoro, olio d’oliva, sale, pepe e origano.

Pulite le seppie privandole delle vescichette con nero e mettetele da parte. In una terrina schiacciate le vesciche e diluite il nero con dell’acqua. Tagliate le seppie a listarelle e fatele rosolare nell’olio e l’aglio tritato. A 3/4 di cottura delle seppie, sfumatele con il vino bianco e aggiungete il concentrato di pomodoro eil nero di seppie. Allungate con altra acqua, aggiustate di pepe e sale e continuate la cottura a fuoco medio per circa 15 minuti. Scolate al dente le linguine e mescolatele al condimento, saltando tutto per pochi istanti. Servite subito ben caldo con una spolverizzata di origano.

Foto|Flickr

Post | Via Gusto

Idee mozartiane per viaggi originali

Author: danilor  //  Category: Critici gastronomici, Eventi gastronomici, World

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Con la bella stagione, i lunghi weekend alla scoperta di luoghi e sapori diventano quasi imperativi ma come scegliere fra i tanti luoghi più meno famosi o reclamizzati ?
Ebbene, per coloro che non sanno ancora rinunciare alla carta stampata e magari hanno poca affinità con le pagine web, mi è capitata fra le mani una rivista dedicata all’Alpe Adria, trimestrale del “bien vivre” che non a caso porta il nome mozartiano di Papageno, che si è rivelata come una vera miniera di idee per programmare qualche viaggetto interessante.

Dall’Alpago>>, dove una razza di agnelli in via d’estinzione viene ancora allevata grazie alla testardaggine di pochi allevatori e “glorificata” in cucina da valenti chef, alle tipicità e alle bellezze della Carinzia>>.
Dalla Carnia>>, con i suoi fiori e le erbe del territorio protagonisti di menu inaspettati, ai formaggi di malga prodotti nelle fiabesche Zillertall>>. Altri suggerimenti sono per i prodottii vinicoli della Valle del Vipava>> o il Sangue di Toro>> dell’Ungheria. Il tutto accompagnato dalle pagine dedicate agli chef dell’Alpe Adria come il pugliese Mimmo Salerno che lavora però nella marca trevigiana, a Ponzano, il trentino Stefano Bertoni, patron del ristorante Castel Toblino. E ancora, il ladino Peter Brunel del ristorante Chiesa di Trento o la triestina Antonia Klugman, dell’Antico Foledor a Pavia di Udine. Insomma una sorta di full immersion per quanti volessero salire nell’Alpe Adria dove i confini nazionali si fondono per lasciar spazio al turista curioso e, soprattutto, goloso di buon mangiare e buon bere.
( Papageno è diretto da Giuseppe Casagrande - Edizioni Bacco Arianna )

Post | Via Peperosso

Sardegna: l’hotel spa Torreruja di Isola Rossa

Author: danilor  //  Category: Eventi gastronomici, Fotografia, World

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Un hotel particolarmente romantico collocato nei pressi del borgo di pescatori di Isola Rossa, nel Golfo dell’Asinara, non molto distante da Olbia, Alghero, Santa Teresa di Gallura e Porto Torres. È l’albergo Torreruja>>, una struttura che, con le sue 124 camere, offre una vista panoramica del porticciolo in granito rosso, della torre aragonese e delle stupende spiagge della zona.

Gli ospiti possono scegliere tra le camere stadard, superior e deluxe, suite, master suite, president vista mare (una lussuosa suite per 4 persone con camera matrimoniale, ampio soggiorno, seconda camera con proprio bagno, grandi verande arredate e vista mare su vari lati) e gran relax (una camera con letto matrimoniale con mini-piscina nella grande terrazza panoramica). Il Torreruja dispone anche (su richiesta) di una doppia superior con vasca idromassaggio e doccia e di una junior suite special più ampia e con 2 bagni.

L’hotel Torreruja propone una Formula HB con camera, prima colazione e cena e una FB con camera, prima colazione, brunch mediterraneo e cena: i pasti possono essere consumati al ristorante Tramonto Rosso o al Sotto le stelle, con una atmosfera romantica nell’intimità di cenette al lume di candela, davanti agli incantevoli tramonti sul Golfo dell’Asinara con le specialità più esclusive del mare.

Qui>> trovate le tariffe per la prossima stagione.

Post| Via Travel