Linguine al nero di seppie di Montalbano

Author: danilor  //  Category: Cinema e gusto, Cucina, Cucina Siciliana, Cuochi, Eventi gastronomici, Locali storici, Primi piatti, Regioni Italiane, Regioni Sicilia, Ricette, World

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“Da qualche tempo il commissario s’era adunato che Adelina, se lui era teso, turbato, nirbùso, in qualche modo l’intuiva da come lui al mattino lasciava la casa e allora gli faceva trovare piatti speciali che gli risollevavano il morale. Quel giorno Adelina era entrata in azione, sicchè Montalbano trovò in frigo il sugo di seppie, stretto nero, come piaceva a lui. C’era o no un sospetto di origano? L’adorò a lungo, prima di metterlo a scaldare, ma magari questa volta l’indagine non ebbe esito.” (Andrea Camilleri, Il cane di terracotta, pag. 143, Sellerio Editore 1996)

Ecco come Camilleri considera questa portata consigliata per il nervosismo, considerandola una cura assai valida, basta che sia stretto, cioè denso,e quindi senza liquidi in eccesso. L’origano? Io lo metto e lo consiglio anche a voi!

Ingredienti per 4 persone: 400 g di linguine, 600 g di seppie, 4 spicchi d’aglio, vino bianco, 200 g di concentrato di pomodoro, olio d’oliva, sale, pepe e origano.

Pulite le seppie privandole delle vescichette con nero e mettetele da parte. In una terrina schiacciate le vesciche e diluite il nero con dell’acqua. Tagliate le seppie a listarelle e fatele rosolare nell’olio e l’aglio tritato. A 3/4 di cottura delle seppie, sfumatele con il vino bianco e aggiungete il concentrato di pomodoro eil nero di seppie. Allungate con altra acqua, aggiustate di pepe e sale e continuate la cottura a fuoco medio per circa 15 minuti. Scolate al dente le linguine e mescolatele al condimento, saltando tutto per pochi istanti. Servite subito ben caldo con una spolverizzata di origano.

Foto|Flickr

Post | Via Gusto

NERO di SEPPIA di Giovanni Lunetta

Author: danilor  //  Category: Critici gastronomici, Cucina Siciliana, Cuochi, Frutti di Mare, Primi piatti, Ricette, Sicilia

Vermicelli al NERO di SEPPIA
Sottotitolo: fatti stari ‘na fitinzia e arricriètti!
Traduzione: sporcati pure (col nero) ma gusta e godine più che puoi!!!

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Procediamo ma non prima di avere dato una piccola informazione a chi non ha dimestichezza col pescato.
Sarò “circonciso”: se, nel periodo invernale, vi dovessero presentare delle seppioline e, al contrario, nel periodo estate-autunno delle seppie belle paffutelle: c’è truccu! (non sono fresche)
Questo non necessariamente vuol dire che non sia un buon prodotto ma bisogna fare appello al rapporto di fiducia col venditore e, in ogni caso, io farei altri tentativi per trovare le seppie fresche da sbarco.
In realtà come Scoglitti non è difficile sapere se sono state pescate in fondali sabbiosi o in praterie di “posidonia” etc.
Una volta acquistate le seppie, chiunque dovesse pulirle, voi a casa o in pescheria, non dovrà scordare di mettere o fare mettere da parte i sacchetti contenenti il prezioso nero.
Se doveste scordarlo, niente paura ma solo se siete disponibili a ricorrere all’inchiostro di china e non intendo di china, come dire, la vicina di casa…la china, la sara, la isabella ma proprio “china”, l’inchiostro.
Per il quantitativo, come al solito: arrangiatevi.
Tagliate le seppie, non proprio a strisce regolari direi, piuttosto, a pezzi e lasciate intatti i ciuffi (tentacoli);
in un tegame, di terracotta sarebbe il massimo, mettete olio extravergine della Castrol, Esso o dell’Agip purchè sia rigorosamente d’OLIVA;
grattuggiate un po’ di cipolla;
un paio di spicchi d’aglio interi e uno schiacciato o, se lo volete, tritate l’aglio;
lasciate insaporire per qualche minuto;
nel frattempo, preparate un po’ di prezzemolo tagliuzzato e tenete a portata di mano il pepe nero o bianco, meglio se da macinare;
a questo punto, amorevolmente, mettete le seppie nel tegame aggiungendo il preparato di prezzemolo, macinate il pepe e lasciate insaporire per qualche minuto: ehi, a fuoco lento e fino a quando le seppie non rilasceranno il proprio umore ( non nel senso che smetteranno di sorridere, lo hanno già fatto);
a questo punto aggiungete un po’ di vino bianco, fatelo evaporare quindi, aggiungete un po’ d’acqua, del pomodorino fresco e maturo e un bel cucchiaio di conserva ( ‘ncucciàru di stràttu sarebbe il massimo semplicemente, e scusate se è poco, perché ‘u strattu ha in se la forza del sole e del sale della terra di Sicilia), “arriminàti ccù sientimientu” (mescolate con cura e passione) e lasciate cuocere, sempre a fuoco lento, per mezz’ora circa ma non è detto,dipende da quanto deciderete di allungare il sugo e di conseguenza il tempo che impiegherà “ppì stringiri” ( renderlo intenso);
assaggiate, regolatevi col sale e fate cuocere.
Fin qui tutto regolare, normalissime operazioni di cucina con un po’ di casino sul piano di lavoro, un po’ di cipolla qua e là, qualche macchiolina d’olio, un po’ di prezzemolo (putrisinu, è cciù austùsu) ma niente di più…
Non scoperchiate continuamente, tranquilli, lo potrete e dovrete farlo dopo 20/25 minuti per rendervi conto se è pronto per ricevere la preziosissima “tinteggiatura”…
A questo punto, e non pensate di non macchiarvi di nero, prendete le vescichette svuotatele nel tegame, mescolate per bene e sempre con molta cura perché il nero si diffonda e si mescoli in modo uniforme; cinque minuti appena, facendo bene attenzione perché il nero non coaguli troppo e sarete pronti.
Se non siete svenuti, dovrete decidere come condire i vermicelli o gli spaghetti.
Io, vi scrivo la mia preferenza a voi, poi, la scelta:
prelevate un po’ di sugo dal tegame compreso le seppie e riservatelo per meglio condire il piatto, versate tutto il condimento sui vermicelli che, intanto, avrete sistemato in una spaghettiera di terracotta, arrìminati còmu ‘e cristiani ( girateli e rigirateli con cura) e serviteli.
Quasi dimenticavo, ma non credeteci, per il vino potremmo disquisire e sarebbe giusto farlo ma io andrei per un rosso, decisamente, del resto si tratta di un sugo a base di pesce.
Personalmente non disdegno l’amato Cerasuolo di Vittoria o un ottimo Frappato.
Piccole raccomandazioni:
prima di iniziare a spaghettare bevete un sorso d’acqua, specialmente se, prima, avete bevuto un po’ di prosecco o di vino bianco o un aperitivo qualsiasi così, libererete i sensi per meglio gustare qualcosa di unico.
Non vi azzardate a bere prima di sorridere sia pure in segno di devozione a chi a preparato il piatto: mandato giù il boccone elargite, beatamente e scherzosamente, un gran sorriso a trentadue denti e solo dopo potrete bere…
La ragione è intuibile ma fatelo lo stesso: lasciate spazio al bambino che non ha mai smesso di esistere dentro di voi.
Buon appetito e…Jemmu avanti!!!

Post | Via GIOVANNI LUNETTA

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Ricette facili: gli spinaci Sciclitani

Author: danilor  //  Category: Contorni, Cucina Siciliana, Ricette, Sicilia

Sciclitani perchè di Scicli, paesino della sicilia sud-orientale, set cinematografico, insieme agli altri centri tardo barocchi del Val di Noto, della fortunata serie de “il commissario Montalbano”.

Gastronomicamente parlando Scicli offre tanti piatti particolari e diversi dal resto della Sicilia, ma sicuramente questa portata, ancora oggi preparata in tutte le famiglie, è la più sciclitana di tutte. Infatti questo piatto all’origine viene preparato come ripieno di autoctone “focacce circolari” in pasta di pane orlati da cornicioni “rococò” che prendono il nome di “pastizzi”, è per questo motivo che in dialetto la ricetta prende il nome di “pastizzu scupiertu” cioè scoperto.

Per la preparazione degli Spinaci Sciclitani, che possono essere consumati sia come antipasto che contorno, basta avere degli spinaci, pomodori secchi, pan grattato e aglio. Tutto deve iniziare con la lessatura della verdura, così nel frattempo triterete l’aglio per poi tostare il pan grattato, stando attenti a non farlo annerire, evitando così il tipico sapore amaro di pane bruciato, che oltre a far affiorare ricordi legati al panificio di una volta, può solo rovinare il piatto. A questo punto la preparazione si biforca in due scuole di pensiero, infatti c’è qualcuno che preferisce saltare gli spinaci in padella con olio e l’aglio e aggiungere i pomodori secchi, e altri che invece dopo averli scolati li condiscono a crudo con olio, aglio e i pomodori. In tutti e due i casi il pan grattato deve essere aggiunto alla fine.

Quando in frigo, per caso, incontro delle alici, le sostituisco ai pomodori secchi.

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Piacentino - o meglio U PIACENTINU - pecorino di Sicilia

Author: danilor  //  Category: Critici gastronomici, Cucina Siciliana, Formaggi, Ricette

Così detto non perchè proveniente da Piacenza come vorrebbero alcuni, bensì perchè ” piace”.
Questo formaggio a pasta compatta si produce in Sicilia, prevalentemente nella zona di Enna . Ha forma cilindrica, può pesare anche dieci chili, ed assume un colore giallo per via dello zafferano che assieme al caglio di agnello o capretto e al pepe nero in grani, viene aggiunto al latte di pecora.
Formaggio ricercato in quanto raro, ha sapore potente e leggermente piccante, con gradevole sfumatura di zafferano. Si fa preferire stagionato specie se accompagnato da vini amabili.

Post | Via Giovanni Avarino

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