NERO di SEPPIA di Giovanni Lunetta
Author: danilor // Category: Critici gastronomici, Cucina Siciliana, Cuochi, Frutti di Mare, Primi piatti, Ricette, SiciliaVermicelli al NERO di SEPPIA
Sottotitolo: fatti stari ‘na fitinzia e arricriètti!
Traduzione: sporcati pure (col nero) ma gusta e godine più che puoi!!!

Procediamo ma non prima di avere dato una piccola informazione a chi non ha dimestichezza col pescato.
Sarò “circonciso”: se, nel periodo invernale, vi dovessero presentare delle seppioline e, al contrario, nel periodo estate-autunno delle seppie belle paffutelle: c’è truccu! (non sono fresche)
Questo non necessariamente vuol dire che non sia un buon prodotto ma bisogna fare appello al rapporto di fiducia col venditore e, in ogni caso, io farei altri tentativi per trovare le seppie fresche da sbarco.
In realtà come Scoglitti non è difficile sapere se sono state pescate in fondali sabbiosi o in praterie di “posidonia” etc.
Una volta acquistate le seppie, chiunque dovesse pulirle, voi a casa o in pescheria, non dovrà scordare di mettere o fare mettere da parte i sacchetti contenenti il prezioso nero.
Se doveste scordarlo, niente paura ma solo se siete disponibili a ricorrere all’inchiostro di china e non intendo di china, come dire, la vicina di casa…la china, la sara, la isabella ma proprio “china”, l’inchiostro.
Per il quantitativo, come al solito: arrangiatevi.
Tagliate le seppie, non proprio a strisce regolari direi, piuttosto, a pezzi e lasciate intatti i ciuffi (tentacoli);
in un tegame, di terracotta sarebbe il massimo, mettete olio extravergine della Castrol, Esso o dell’Agip purchè sia rigorosamente d’OLIVA;
grattuggiate un po’ di cipolla;
un paio di spicchi d’aglio interi e uno schiacciato o, se lo volete, tritate l’aglio;
lasciate insaporire per qualche minuto;
nel frattempo, preparate un po’ di prezzemolo tagliuzzato e tenete a portata di mano il pepe nero o bianco, meglio se da macinare;
a questo punto, amorevolmente, mettete le seppie nel tegame aggiungendo il preparato di prezzemolo, macinate il pepe e lasciate insaporire per qualche minuto: ehi, a fuoco lento e fino a quando le seppie non rilasceranno il proprio umore ( non nel senso che smetteranno di sorridere, lo hanno già fatto);
a questo punto aggiungete un po’ di vino bianco, fatelo evaporare quindi, aggiungete un po’ d’acqua, del pomodorino fresco e maturo e un bel cucchiaio di conserva ( ‘ncucciàru di stràttu sarebbe il massimo semplicemente, e scusate se è poco, perché ‘u strattu ha in se la forza del sole e del sale della terra di Sicilia), “arriminàti ccù sientimientu” (mescolate con cura e passione) e lasciate cuocere, sempre a fuoco lento, per mezz’ora circa ma non è detto,dipende da quanto deciderete di allungare il sugo e di conseguenza il tempo che impiegherà “ppì stringiri” ( renderlo intenso);
assaggiate, regolatevi col sale e fate cuocere.
Fin qui tutto regolare, normalissime operazioni di cucina con un po’ di casino sul piano di lavoro, un po’ di cipolla qua e là, qualche macchiolina d’olio, un po’ di prezzemolo (putrisinu, è cciù austùsu) ma niente di più…
Non scoperchiate continuamente, tranquilli, lo potrete e dovrete farlo dopo 20/25 minuti per rendervi conto se è pronto per ricevere la preziosissima “tinteggiatura”…
A questo punto, e non pensate di non macchiarvi di nero, prendete le vescichette svuotatele nel tegame, mescolate per bene e sempre con molta cura perché il nero si diffonda e si mescoli in modo uniforme; cinque minuti appena, facendo bene attenzione perché il nero non coaguli troppo e sarete pronti.
Se non siete svenuti, dovrete decidere come condire i vermicelli o gli spaghetti.
Io, vi scrivo la mia preferenza a voi, poi, la scelta:
prelevate un po’ di sugo dal tegame compreso le seppie e riservatelo per meglio condire il piatto, versate tutto il condimento sui vermicelli che, intanto, avrete sistemato in una spaghettiera di terracotta, arrìminati còmu ‘e cristiani ( girateli e rigirateli con cura) e serviteli.
Quasi dimenticavo, ma non credeteci, per il vino potremmo disquisire e sarebbe giusto farlo ma io andrei per un rosso, decisamente, del resto si tratta di un sugo a base di pesce.
Personalmente non disdegno l’amato Cerasuolo di Vittoria o un ottimo Frappato.
Piccole raccomandazioni:
prima di iniziare a spaghettare bevete un sorso d’acqua, specialmente se, prima, avete bevuto un po’ di prosecco o di vino bianco o un aperitivo qualsiasi così, libererete i sensi per meglio gustare qualcosa di unico.
Non vi azzardate a bere prima di sorridere sia pure in segno di devozione a chi a preparato il piatto: mandato giù il boccone elargite, beatamente e scherzosamente, un gran sorriso a trentadue denti e solo dopo potrete bere…
La ragione è intuibile ma fatelo lo stesso: lasciate spazio al bambino che non ha mai smesso di esistere dentro di voi.
Buon appetito e…Jemmu avanti!!!
Post | Via GIOVANNI LUNETTA







