Ricetta gustosa: Riso basmati con ceci in agrodolce

Author: danilor  //  Category: Blog gastronomici, Critici gastronomici, Cuochi, Legumi, Primi piatti

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Teoricamente il periodo dei legumi sarebbe dovuto finire con l’avvento della primavera, invece ci sono giorni in cui sento la necessità di mangiarne in quantità, anche se mia madre dice che i legumi “non più di due volte alla settimana!”. Non so, per quel che mi riguarda, il bisogno di mangiare legumi è proporzionale alla mancanza di carne nella mia dieta, che ormai si è ridotto a zero. Abbinare l’uvetta sultanina ai ceci mi è balzato in mente per ottenere un accostamento un po’ più esotico, di vaga ispirazione indiana. Complice un mazzetto di coriandolo fresco che un po’ come il basilico e il prezzemolo è diventato parte delle mie erbe preferite, da mangiare s’intende! Il tutto si sposa in maniera esemplare, il dolce dell’uvetta con l’agro del limone, accompagnato con del semplice riso basmati.

Ingredienti

100gr di ceci

2 cucchiai di uvetta sultanina

1 cipolla piccola

2 cucchiai di ghee (burro chiarificato)

1 cucchiaino di curcuma in polvere

1 piccolo mazzetto di coriandolo fresco

il succo di 1 limone

1 cucchiaio di olio

sale, pepe

riso basmati

Mettete i ceci a bagno per una notte e poi cuoceteli in acqua appena salata con due foglie di alloro ed uno spicchio d’aglio. Soffriggete una cipolla piccola in due cucchiai di ghee, aggiungete l’uva sultanina e mescolate per qualche istante. Aggiungete la curcuma in polvere ed infine i ceci con un po’ della loro acqua di cottura. Salate e fate insaporire per qualche minuto. Tritate il coriandolo finemente, aggiungete il succo di limone, l’olio, sale e pepe e mescolate bene. Servite i ceci con del riso basmati ed amalgamate con un po’ di pesto al coriandolo per spezzare il dolce dei ceci con l’uvetta.

Sognando: sognare agrumi in giardino indica contentezza; sognare agrumi al mercato indica prossime noie; sognare di raccogliere agrumi indica relazioni pericolose.

Parolando: La parola cece deriva dal latino cicer (é noto che il cognome di Cicerone discendeva da un suo antenato con una caratteristica verruca a forma di cece sul naso) che a sua volta trae origine dal greco kriòs, duro e, più anticamente, dal sanscrito karkaras, duro-duro. La specie che viene coltivata per il consumo umano è il cece arietinum, cosi detto per la somiglianza di questo legume con il profilo dell’ariete. In Sicilia viene detto cìciru, in Sardegna ceciu, in Puglia cicr, in Liguria çeìxo, in Campania cìcero e in Calabria ciciaru

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