Ognuno di noi ha il suo posticino di riferimento nel quartiere, quello in cui si rifugia quando non ha voglia di cucinare né di prendere la macchina e guidare fino all’altro capo della città. Il Focolare, a Monteverde vecchio, un’istituzione dal 1944, è uno di questi posticini e come tale a volte ti fa sentire a casa perché cucina proprio come lo faresti tu e quello era proprio il gusto che ti aspettavi di assaporare, altre volte, invece, ti delude.
Ultimamente ci sono capitata spesso, con soddisfazioni altalenanti. La pizza è sempre buona, soprattutto se semplice e se vi piace quella romana bassissima: la mia preferita si chiama certosina ed è con bufala, pachino e olive nere. Ottimi anche gli antipasti di pesce: oltre alle cruditè, provate il piatto marinato, troverete involtini di salmone e storione affumicato, chele di granchio panate e involtini di gambero in crosta di pasta fillo. Anche gli spaghetti con vongole e bottarga sono una garanzia, specie se seguiti dalla pezzogna al forno con contorno di verdure grigliate. Freschissime. Annaffiate il tutto con un Vermentino ghiacciato.
E ora veniamo alle dolenti note: cercate di essere un po’ psicologi e di capire se è la sera giusta per ordinare la frittura di pesce. L’ultima volta altro che paranza: mi hanno portato nel piatto pesci enormi, figuratevi che i più piccoli erano triglie! Diffidate anche della tagliata al rosmarino, soprattutto se vi propongono il filetto: il mio era troppo cotto, le patate d’accompagnamento troppo oleose e i broccoli troppo crudi. Meglio evitare, tra i dessert, la crème brulée e la catalana (non sembrano conoscere la differenza): optate per un ottimo strudel di pere con gelato alla vaniglia.
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Pochi tavoli, una ventina di persone, preparati con sapiente uso di pregiati tovagliati, con la bella idea del lega tovaglioli in nobile metallo che completa la posateria in argento, comode sedute, che non fanno rimpiangere quelle di casa dove ci si sente in libertà, arredo e complementi curati che culminano nella scenografica vetrata che si apre su fuochi e fornelli.
Dalla tempura di scampi di Mazzara del Vallo alle mazzancolle e i gamberoni, a lunga cottura a pochi gradi in olio extravergine, che sembrano astici tanto sono polposi. Dalle crudità, all’aragosta vera, servita in un guazzetto d’aragosta ottenuto facendo bollire per ore altre aragoste, concentrandone così tutto il sapore: imperdibile. E che dire del branzino in crosta di sale e albume d’uovo che ricorda le impalpabili meringhe dell’altra metà creativa di Ernesto nell’arte pasticcera, trasfusa superbamente per esaltare la sapidità delle carni del predatore di mare ? Inutile poi, soffermarsi sui dolci o sulla carta dei vini, anche a bicchiere, compilata con cura dalla signora Franca. Che, anche se non lo dice, è fior di sommelier. Due parole, infine, per il talento gastronomico della figlia Eva che, giusto fra qualche giorno, ripartirà per la Francia alla corte di Alain Ducasse. Sicuramente per apprendere qualcosa in più, ma stando anche ben attenta a non svelare ai francesi, i segreti di un altro maestro e della sua famiglia: quella di Ernesto Cecchinato.


