Diego Bongiovanni, uno chef “floreale”

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E’ cresciuto in mezzo ai fornelli, Diego Bongiovanni>>. Cuoco classe 1983 che con il suo libro “Ricette con i fiori”, promette di far rinascere la nostra cucina. Centoquarantatre ricette floreali, dall’antipasto al dolce, per portare in tavola un menù ricco di profumi, sapori e colori nuovi. Proprio come quello del suo ristorante, il Sinoira>> di Costigliole d’Asti (At). Tra le pagine, scoprirete così che il crisantemo è perfetto per le insalate e i piatti freddi. Il gelsomino sta bene con il pesce. La calendula và a nozze con la carne, mentre i petali di rosa sono l’ideale nella preparazione di torte, gelati e marmellate.

Portare i fiori in cucina, come è nata l’idea?
“In una sagra di paese. C’era uno chef che cucinava con i fiori. Lo osservavo affascinato”.

Anche la tua passione per la cucina è nata da lì?
“No, molto prima. A 5 anni ho deciso che avrei fatto il cuoco. A 14 ho iniziato a lavorare nelle cucine”.

Come si è formato il tuo palato da cuoco?
“Ho sempre avuto un buon palato,fin da bambino. Poi ho lavorato in molti ristorante della mia zona, alcuni anche stellati”.

Quale cucina ti ha più influenzato?
“Ho letto moltissimi libri sui fiori. In particolare libri scritti da monaci. Loro utilizzavano tutti i prodotti della terra dei loro monasteri”.

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Per chi ti piacerebbe cucinare?
“Per dei recensori, anche se solitamente non sono molto simpatici”.

Dicono anche che Ferran Andrià, lo chef numero uno al mondo, non sia molto simpatico.
“No, anzi. Tempo fa l’ho incontrato. Mi ha dedicato 30 minuti. Altri invece, mi hanno trattato malissimo…”.

Chi?
“Vissani per esempio”.

E della cucina all’azoto di Adrià, cosa ne pensi?
“Penso che lui sia un genio. Con il suo sifone ha cambiato la cucina mondiale”.

Prendi ispirazione da lui?
“No, no”.

I tuoi piatti sono come opere di design, qual’è il tuo segreto?
“Una volta trovato il gusto, disegno il piatto. Un mio amico e collaboratore mi aiuta poi nella costruzione. Il must è comunque la semplicità”.

Svelaci una tua ricetta con i fiori.
“Prendete un cestino di fragole belle mature. Dopo averle pulite e mondate, togliete il picciolo e tagliatele in quattro. Mettetele in un contenitore con dei petali di rose di maggio (le più profumate). Condite il tutto con una spremuta di arance o limoni e un po’ di zucchero. Servite con una pallina di gelato al fiordilatte”.

Piatto preferito da cucinare?
“Sicuramente le paste fresche, i cappellaci e i ravioli”.

Da mangiare?
“La cucina della mamma è sempre la migliore”.

E dopo i fiori in cucina, cosa “bolle in pentola”? “Un nuovo libro su come cucinare con gli avanzi, uno sulla cucina celiaca (il suo ristorante è iscritto anche all’Aic, ndr) e poi vorrei raggiungere alti livelli con la mia cucina.

Tour enogastronomico in terra ciociara, patria di Cicerone

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La pubblicità della McDonald’s>> che “offendeva” la terra ciociara in qualche maniera va spazzata via e lo facciamo rendendo merito ai prodotti straordinari che quel territorio sa offrire.

La cucina tipica di Frosinone>>, terra di Cicerone>> e della famosa “sventola” di Anagni (non di Manuela Arcuri, nata appunto nella città ciociara ma dello schiaffo morale dato a Papa Bonifacio VIII), è stata spesso offuscata dalla fama di essere prevalentemente semplice e rurale. In realtà la provincia ed il suo territorio permette di seguire un vero e proprio itinere culinario nei suoi 91 comuni.

Oltre alle classiche fettuccine al ragù o al baccalà ci sono i formaggi come le marzoline di capra ed il caciocavallo di Morolo, i tartufi di Campoli Appennino e la mozzarelle di bufala di Amaseno, oltre al croccantissimo pane di Veroli. E poi ancora il prosciutto di Guarcino, i fagioli cannellini di Atina ed i peperoni di Pontecorvo.

Tra i vini si ricorda il Cesanese del Piglio, il Cabernet di Atina, la Passerina del Frusinate ed altro ancora.

Particolarmente rinomato è il pane ciociaro, soprattutto quello verolano, realizzato ancora con i vecchi metodi tradizionali.

Infine fanno da cornice i dolci come le ciambelle ai semi di anice, gli amaretti di Guarcino, i torroncini di Alvito, la pigna, tipico dolce pasquale ed il panfrutto di Ferentino; ma solo per citarne alcuni. A Veroli un antico forno produce ancora dolci secchi come un tempo; è la “Pasticceria Lampo” di Roberto Magliocchetti, che dal 1970 rappresenta una garanzia.

A questo punto propongo un menù a scelta tutto ciociaro, da gustare assieme con acqua di Fiuggi e dell’ottimo Cesanese del Piglio.

Primo piatto: Frascatelli (polenta di farina bianca) al pomodoro e basilico e strozzapreti con lardo di maiale.

Secondo piatto: agnellone o pecora garofolata ( con chiodi di garofano) e brasato di vitellone al cesanese e porcini.

Contorni: cipolle al forno con pomodoro e patate giaccate (fritte in crosta).

Dolci: ciambelline al vino e crostata di amarene.

Buon appetito!

Post | Via A Ruota Libera

La vignarola del Lazio

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Questo piatto contiene in se tutte le verdure di questa stagione ed è tipico del Lazio. La vignarola deve il suo nome al fatto che molte degli ingredienti che compongono la ricetta una volta si coltivavano tra i vigneti. E’ una zuppa davvero gustosa e molto semplice da cucinare, provatela.

Ingredienti: 2 carciofi (romaneschi), 100 gr di asparagi selvatici, 500 gr di piselli freschi, 500 gr di fave fresche, 200 gr di lattuga, 2 cipollotti freschi, 50 g di guanciale, 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, sale pepe.

Procedimento: come prima cosa pulite e tagliate tutte le verdure, poi in una pentola mettete a soffriggere l’olio il guanciale e i cipollotti, successivamente aggiungete tutte le altre verdure tranne la lattuga e un paio di mestoli di brodo vegetale (o anche acqua se non lo avete pronto). Coprite con un coperchio e fate cuocere il tutto a fuoco lento per circa 15 minuti.

Passati i 15 minuti aggiungete anche le foglie di lattuga e proseguite la cottura per altri 30 minuti circa, comunque valutate voi quanto vi piacciono cotte le verdure. Infine aggiustate di sale e pepe. Questo piatto va servito caldo.

Post | Via Gusto

Linguine al nero di seppie di Montalbano

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“Da qualche tempo il commissario s’era adunato che Adelina, se lui era teso, turbato, nirbùso, in qualche modo l’intuiva da come lui al mattino lasciava la casa e allora gli faceva trovare piatti speciali che gli risollevavano il morale. Quel giorno Adelina era entrata in azione, sicchè Montalbano trovò in frigo il sugo di seppie, stretto nero, come piaceva a lui. C’era o no un sospetto di origano? L’adorò a lungo, prima di metterlo a scaldare, ma magari questa volta l’indagine non ebbe esito.” (Andrea Camilleri, Il cane di terracotta, pag. 143, Sellerio Editore 1996)

Ecco come Camilleri considera questa portata consigliata per il nervosismo, considerandola una cura assai valida, basta che sia stretto, cioè denso,e quindi senza liquidi in eccesso. L’origano? Io lo metto e lo consiglio anche a voi!

Ingredienti per 4 persone: 400 g di linguine, 600 g di seppie, 4 spicchi d’aglio, vino bianco, 200 g di concentrato di pomodoro, olio d’oliva, sale, pepe e origano.

Pulite le seppie privandole delle vescichette con nero e mettetele da parte. In una terrina schiacciate le vesciche e diluite il nero con dell’acqua. Tagliate le seppie a listarelle e fatele rosolare nell’olio e l’aglio tritato. A 3/4 di cottura delle seppie, sfumatele con il vino bianco e aggiungete il concentrato di pomodoro eil nero di seppie. Allungate con altra acqua, aggiustate di pepe e sale e continuate la cottura a fuoco medio per circa 15 minuti. Scolate al dente le linguine e mescolatele al condimento, saltando tutto per pochi istanti. Servite subito ben caldo con una spolverizzata di origano.

Foto|Flickr

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Ricetta facilissima delle orecchiette alla ricotta

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Un buon primo piatto, ottimo perfino gustato freddo ora che, con l’avvento della bella stagione, si ha voglia di cibi più leggeri e freschi per recuperare la forma perduta per colpa delle calorie accumulate durante l’inverno. Le orecchiette, pasta versatile per eccellenza, oggi le prepariamo con la ricotta.

Cosa vi occorre: orecchiette fresche, meglio se preparate a mano, ricotta vaccina dolce, parmigiano grattugiato di fresco. Se amate il gusto agrodolce, consigliato un pizzico di cannella.

Come si prepara: mentre fate bollire le orecchiette in abbondante acqua salata (il tempo di cottura è più breve di quanto non sembri), sistemate la ricotta nel piatto fondo in cui servirete la portata e allungarla con un mestolo d’acqua calda per ottenere una crema morbida ed elastica. Con questa crema condite le orecchiette fumanti, magari spruzzate con un po’ di cannella in polvere, e servite. Se vi piace, potete aggiungere alla ricotta degli spinaci ripassati nel burro e finemente sminuzzati.

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Come si prepara la focaccia di patate pugliese

Author: danilor  //  Category: Cucina Pugliese, Primi piatti, Regione Pugia

La focaccia di patate è una ricetta tipica della Puglia e viene servita in sostituzione del pane. Ingredienti: 500 gr di farina, 150 gr di patate, 15 gr di lievito, 5 cucchiai di olio d’oliva e sale.

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La preparazione è molto semplice: lessare le patate e quando saranno cotte, sbucciarle e ridurle in purè. Sulla spianatoia impastare la farina con il purè di patate; aggiungere il sale quanto basta e il lievito sciolto in una tazzina di acqua calda. Lavorare bene con le mani fino ad avere una pasta liscia ed omogenea. In una teglia da forno ben unta con 2 cucchiai di olio stendere la pasta, coprire con un panno bianco e far lievitare per almeno un’ora e 15 minuti. Portare il forno alla temperatura di 180°. Quando la focaccia e ben lievitata ungerla con il rimanente olio e metterla in forno facendo cuocere per circa 35-40 minuti. Ottima da servire tiepida.

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Gocce di Grappa

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Sabato 7 e domenica 8 marzo Colle di Val d’Elsa, in provincia di Siena, ospiterà la quinta edizione di Gocce di Grappa, una rassegna che per due giorni animerà Piazza Arnolfo e le vie adiacenti.

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Non mancheranno degustazioni, laboratori sensoriali, abbinamenti, tutto quello che c’è da sapere sulla grappa. Quest’anno sarà dedicato a una particolare attenzione alla sensibilità femminile di riconoscere i profumi: le degustazioni saranno guidate dalle donne dell’Anag con il patrocinio dell’Associazione Donne della Grappa.

Gocce di Grappa si aprirà sabato 7 marzo alle ore 15
e andrà avanti fino alle ore 23 con tante iniziative dedicate alla scoperta e alla degustazione di diversi tipi di grappa.

Domenica 8 marzo ci si ritroverà dalle dalle ore 15 alle ore 21.

Acquistando il calice ufficiale Anag da degustazione (5 euro), i visitatori potranno assaggiare oltre settanta grappe e acquaviti di diverse regioni italiane come Sicilia, Sardegna, Piemonte, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana. I visitatori potranno esprimere il proprio giudizio di gradimento in una scheda.

Ci saranno anche numerosi stand di distillerie ed enoteche, dove sarà possibile sia assaggiare ma anche acquistare i prodotti.

E nei ristoranti convenzionati sarà possibile assaggiare numerosi piatti dedicati al prezioso distillato.

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